Dopo la mezza delusione del primo film di questa trilogia (qui la recensione) è ora il turno di parlare di "28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa"... se vi interessa la nostra opinione (cerchiamo di evitare spoiler) continuate a leggere!!
Lo ammetto: ero prevenuto verso questa pellicola, in senso negativo, fino all'uscita delle prime entusiastiche recensioni, così entrando in sala la mia mente saltava dalla paura di aver buttato via altri soldi alla speranza di trovarmi di fronte ad un film sorprendente.
La pellicola, che riprende la narrazione un breve lasso di tempo dopo la fine di "28 anni dopo", racconta 2 storie di personaggi già visti nel precedente film: da un lato abbiamo il giovane Spike, che si ritrova coinvolto nei deliri di una setta satanica di sanguinari deficienti mentali (capitanata da un altro personaggio intravisto, in 2 momenti temporali diversi, nel primo film), dall'altro troviamo il Dottor Kelson che, a seguito di una fortuita rivelazione, cerca, con metodo empirico applicato su un "Alfa", una cura per gli infetti (non per debellare il virus, ma per risvegliare la mente da esso sopraffatta).
Due buone basi da cui partire... che invece mandano tutto in vacca!
La parte con la "setta dei Jimmy", tra un inno al "vecchio caprone" ed un aforisma sui Teletubbies, punta tutto sulla follia umana in momenti apocalittici e sulla crudeltà gratuita che può nascerne (argomento trattato mille volte e che, se non governato a dovere come in questo caso, finisce solo per annoiare).
Il Dr.Kelson ed il suo paziente/amico Samson, invece, avrebbero le carte in regola per una storia interessante: in fondo uno Zombie (un "non-morto") non si può guarire, proprio perchè la vita non è più in lui, ma un "infetto" sì! Però tutto si svolge tra situazioni assurde, dovute alla psiche ormai labile del dottore e l'uso di sostanze psicotrope, che tolgono il senso di paura/tensione da una pellicola che dovrebbe basarsi su questo.
Lo ammetto: ero prevenuto verso questa pellicola, in senso negativo, fino all'uscita delle prime entusiastiche recensioni, così entrando in sala la mia mente saltava dalla paura di aver buttato via altri soldi alla speranza di trovarmi di fronte ad un film sorprendente.
La pellicola, che riprende la narrazione un breve lasso di tempo dopo la fine di "28 anni dopo", racconta 2 storie di personaggi già visti nel precedente film: da un lato abbiamo il giovane Spike, che si ritrova coinvolto nei deliri di una setta satanica di sanguinari deficienti mentali (capitanata da un altro personaggio intravisto, in 2 momenti temporali diversi, nel primo film), dall'altro troviamo il Dottor Kelson che, a seguito di una fortuita rivelazione, cerca, con metodo empirico applicato su un "Alfa", una cura per gli infetti (non per debellare il virus, ma per risvegliare la mente da esso sopraffatta).
Due buone basi da cui partire... che invece mandano tutto in vacca!
La parte con la "setta dei Jimmy", tra un inno al "vecchio caprone" ed un aforisma sui Teletubbies, punta tutto sulla follia umana in momenti apocalittici e sulla crudeltà gratuita che può nascerne (argomento trattato mille volte e che, se non governato a dovere come in questo caso, finisce solo per annoiare).
Il Dr.Kelson ed il suo paziente/amico Samson, invece, avrebbero le carte in regola per una storia interessante: in fondo uno Zombie (un "non-morto") non si può guarire, proprio perchè la vita non è più in lui, ma un "infetto" sì! Però tutto si svolge tra situazioni assurde, dovute alla psiche ormai labile del dottore e l'uso di sostanze psicotrope, che tolgono il senso di paura/tensione da una pellicola che dovrebbe basarsi su questo.
In questa sottotrama assistiamo comunque al momento più "Zombie" del film: cioè la scena del vagone ferroviario (sotto un'immagine presa da YouTube) che non solo offre l'esperienza che avremo voluto gustare per tutto il film, ma presenta anche un'interessante riflessione sulle possibili conseguenze di una terapia su infetti liberi di circolare (non vi diremo di più in merito, guardate il film e capirete).
Anche in questo capitolo continuano le incongruenze con il mondo di 28 giorni dopo (la maggior parte elencate nella precedente recensione): oltre a quanto già detto in passato questa volta, attraverso gli occhi dell'Alfa, si tenta anche di dare una spiegazione alla ferocia omicida degli infetti... ed anche in questo caso l'ideona (un espediente visivo completamente fuori contesto e più consono alle tonnellate di horror moderni che ormai non spaventano più) cozza con il canone di 28 giorni dopo dove, basta guardare il film con il commento audio del regista, si spiegava che il virus induce una rabbia incontrollata nell'infetto (in una scena si sentiva anche un volutamente distorto "ti odio") condita con una leggera sfumatura sessuale (ricordate la scena di contagio nella cucina a fine film?).
Dal precedente film è stata trovata una sorta di giustificazione alla sopravvivenza degli infetti (che, ricordiamo, alla fine di "28 Giorni Dopo" e in "28 Settimane Dopo" erano scomparsi a causa del loro obiettivo primario di diffondere il contagio senza curarsi del cibo), vediamo infatti i contagiati cibarsi di un sopravvissuto ucciso da un Alfa prima di venire infettato... un po' pochino come giustificazione, ma almeno ci hanno provato.
Altra cosa che non è piaciuta sono gli infetti "pop-up", creati per far saltare sulla sedia: mi riferisco a quelli veloci, che, a pochi metri da un sopravvissuto, sbucano all'improvviso senza fare alcun rumore e sono una moltitutine (ma cavolo, se c'è una cosa che non dovrebbero saper fare questi infetti è proprio muoversi in silenzio!).
Sono sincero, arrivati all'intervallo sia io che il mio amico Massimo, unico del precedente gruppo che ha voluto rischiare la visione al cinema di questo capitolo mediano, ci siamo guardati dicendo all'unisono "ma che è 'sta m€rd@?!?" partendo poi col commentare il pessimo spettacolo di scene campate per aria a cui fino a quel momento avevamo assistito.
Riprende il film e riprende lo sconforto, finchè, a circa 20 minuti dalla fine, le due storie si uniscono e parte la mitica The Number Of The Beast degli Iron Maiden: da quel momento la sceneggiatura inizia a colpire nel segno e si arriva ad un finale che si conclude con il tema musicale di "28 giorni dopo" e che ci fa sperare nel capitolo conclusivo della trilogia per riprovare le sensazioni assaporate nel 2002 con il primo film.
Ah dimenticavo (notizia che ormai sanno anche i sassi): nel film ritorna Cillian Murphy che riprende il ruolo originale di Jim, ovviamente "28 anni dopo" (anche se qui il corriere in bicicletta sfoggia una cultura storico/politica non indifferente!).
GIUDIZIO FINALE: un film deludente, dove non mancano violenza e sangue, ma che inizia a decollare negli ultimi 20 minuti, troppo poco per salvare una pellicola, e con un cliffhanger che lascia sperare in un capitolo conclusivo che sappia riportare la storia ai vecch fasti (ma chi visse sperando...).
Voto: 5/10
Altra cosa che non è piaciuta sono gli infetti "pop-up", creati per far saltare sulla sedia: mi riferisco a quelli veloci, che, a pochi metri da un sopravvissuto, sbucano all'improvviso senza fare alcun rumore e sono una moltitutine (ma cavolo, se c'è una cosa che non dovrebbero saper fare questi infetti è proprio muoversi in silenzio!).
Sono sincero, arrivati all'intervallo sia io che il mio amico Massimo, unico del precedente gruppo che ha voluto rischiare la visione al cinema di questo capitolo mediano, ci siamo guardati dicendo all'unisono "ma che è 'sta m€rd@?!?" partendo poi col commentare il pessimo spettacolo di scene campate per aria a cui fino a quel momento avevamo assistito.
Riprende il film e riprende lo sconforto, finchè, a circa 20 minuti dalla fine, le due storie si uniscono e parte la mitica The Number Of The Beast degli Iron Maiden: da quel momento la sceneggiatura inizia a colpire nel segno e si arriva ad un finale che si conclude con il tema musicale di "28 giorni dopo" e che ci fa sperare nel capitolo conclusivo della trilogia per riprovare le sensazioni assaporate nel 2002 con il primo film.
Ah dimenticavo (notizia che ormai sanno anche i sassi): nel film ritorna Cillian Murphy che riprende il ruolo originale di Jim, ovviamente "28 anni dopo" (anche se qui il corriere in bicicletta sfoggia una cultura storico/politica non indifferente!).
GIUDIZIO FINALE: un film deludente, dove non mancano violenza e sangue, ma che inizia a decollare negli ultimi 20 minuti, troppo poco per salvare una pellicola, e con un cliffhanger che lascia sperare in un capitolo conclusivo che sappia riportare la storia ai vecch fasti (ma chi visse sperando...).
Voto: 5/10


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